TTG Italia - «È solo una questione contrattuale»
“Ognuno ha contratti in valuta diversa, ognuno fa storia a sè”. Il presidente di Astoi, Roberto Corbella, prende atto di una situazione dai contorni non propriamente netti: i tour operator possono decidere in maniera autonoma se applicare o meno adeguamenti, e in quale percentuale attuare la misura. Certo, la forte fluttuazione valutaria non sta facilitando le cose, e la situazione sembra complicarsi quotidianamente.
Le posizioni, all’interno dell’associazione confindustriale, sono differenti. “Alcuni hanno scelto di non ritoccare i prezzi per non complicarsi la vita e la contabilità- riferisce Corbella -. Sui rialzi, invece, si può arrivare sino al 50 per cento. Sono tante le ragioni che incidono sulle decisioni”.
In termini di destinazioni, a subire di più l’effetto dollaro sono, ovviamente, gli Stati Uniti ma anche alcune destinazioni asiatiche. “È ancora prestoper dire quali sono le mete che stanno soffrendo maggiormente” puntualizza Corbella, che sulle previsioni simostra cauto: “Ci sono molti problemi non facili da affrontare, e bisogna cavalcare questo fatto con prudenza, cercando, caso mai - esorta il presidente Astoi - di lanciare iniziative per stimolare di continuo il mercato”.
Nessuna posizione associativa sull'adeguamento dollaro: anche gli operatori di Federviaggio fanno scelte individuali. “Chi ha pubblicato un catalogo in cui è espressa chiaramente che è prevista la possibilità di ritocco delle tariffe - spiega Alberto Corti, direttore dell'associazione di filiera in capo a Confturismo -, allora può avvalersi di questa facoltà. Si tratta più di un fatto automatico che non di una scelta”. Una questione, dunque, puramente contrattuale.












































