Intimità - Viaggiare nel segno della fede
Sono sempre più numerosi coloro che partono per visitare luoghi sacri - al primo posto c'è la Basilica di San Pietro a Roma seguire percorsi mistici o passare vacanze all'insegna della spiritualità
Con quasi I I milioni di visitatori l'anno, la basilica di San Pietro sbaraglia ogni avversario. Seconda in classifica la chiesa di San Pio a San Giovanni Rotondo. Distaccate di parecchie lunghezze seguono il santuario della Beata Vergine del Rosario, a Pompei, e quello di Loreto. Mancano dati sulla basilica di San Francesco ad Assisi, ma si presume abbia anche lei un ottimo piazzamento, mentre, appena oltralpe, Lourdes accoglie ogni anno 6 milioni di fedeli. In questo quadro, la notizia del milione di pellegrini accorso a Roma da ogni parte del mondo lo scorso I ° maggio per la cerimonia di beatificazione di PapaWojtyla non stupisce più di tanto.
Così come non stupisce il grande afflusso di fedeli previsto a Medjugorje in occasione del prossimo trentennale delle apparizioni della Madonna, manifestatasi per la prima volta nella cittadina della Bosnia Erzegovina il 24 giugno 1981. Perché il fenomeno del turismo religioso sta conoscendo oggi un vero e proprio boom, spostando nel mondo ogni anno 300 milioni di turisti, di cui 40 solo italiani, con un volume d'affari di 18 miliardi di dollari (circa 12 miliardi e 100 milioni di euro). «Al di là dei numeri, è rilevante anche il fatto che sta cambiando il profilo culturale di questi viaggiatori,- osserva Giovanni Sesana, presidente di Brev/Vet.tour operator lombardo specializzato in pellegrinaggi e turismo religioso.
Sino a qualche anno fa si trattava in prevalenza di persone spinte esclusivamente dalla Fede o anche dalla semplice curiosità. Oggi aumenta la percentuale di viaggiatori preparati, che prima di fare le valigie alla volta di una destinazione spirituale, da Gerusalemme a Fatima, all'abbazia di Santa Rita da Cascia, prendono informazioni su Internet o in parrocchia sulla storia, il significato più intimo e l'aspetto artistico dei luoghi che andranno a visitare. E spesso cercano anche itinerari più insoliti, lontani dai circuiti di massa, come la visita ai tre deserti di Neghev, Sinai e Wadi Rum, quella del Belgio cattolico, la parte ortodossa della Serbia e della Bosnia o il giro dell'lrlanda sulle orme di San Patrizio».
Un altro aspetto nuovo è quello messo in risalto da Roberto Corbella, presidente di Astoi, Associazione tour operator italiani: «Una volta il turismo della Fede era molto legato soprattutto alla terza età, oggi sempre di più riguarda le fasce al di sotto dei 30 anni. Pensiamo solo alle Giornate mondiali della gioventù organizzate dal Papa a partire dal 1986, che ogni volta smuovono da un capo all'altro del mondo decine di migliaia di ragazzi (la prossima edizione sarà celebrata in agosto a Madrid).
Pensiamo alle marce organizzate dai frati ad Assisi o al percorso verso Santiago di Compostela,affollato da giovani alla ricerca delle proprie radici religiose. In un mondo confuso come quello di oggi, evidentemente i ragazzi sentono il bisogno di ritrovare alcuni valori che non riescono ad assorbire dalla vita quotidiana». Ma i fenomeni di massa sono sempre la somma di tante storie individuali, a volte più particolari di altre. Negli anni Sessanta era giovanissimo, Sabino, quando ha iniziato a soffrire di depressione, un male che gli ha corroso la vita per vent'anni.«Nell'85 mia madre mi ha organizzato un viaggio al santuario di Medjugorje,- raccont adesso. - All'inizio ero contrario poi, per accontentarla, sono partito. Appena sono arrivato sul posto, peraltro senza aspettarmi niente, ho cominciato a stare subito meglio.
Un miracolo? Non lo so. lo non sono un veggente e non ho mai visto apparire la Madonna, però so che Lei mi ha mandato un segnale nel cuore. Anche se da quel primo viaggio, per conquistare la mia stabilità definitiva, il percorso è stato lungo. Due mesi dopo comunque ero di nuovo lì, e così sono tornato ormai non so quante volte, dando vita, nel tempo, anche a una grande attività promozionale.
Adesso ogni anno organizzo più di 20 gite al santuario, convogliando pellegrini da Corno, la mia città, e da tutto il Nord Italia, oltre a promuovere eventi in cui si condivide l'esperienza con i veggenti. Negli anni Ottanta facevo fatica a riempire un pullman, oggi ogni 15 giorni ne partono 4 l'uno in fila all'altro. Sa anche cosa ha dato un'impennata agli entusiasmi? L'effetto Paolo Brosiorda quando il giornalista ha dichiarato al mondo la sua fede in Medjugorje, l'interesse verso questo santuario è andato alle stelle». Ma non sono solo i santuari star a monopolizzare l'attenzione dei viaggiatori.
Parallelamente ai fenomeni eclatanti, lievita anche il cosiddetto turismo religioso minore. «Famiglie, single o coppie scelgono di passare week end o settimane di vacanze nelle foresterie, essenziali ma accoglienti, allestite oggi in tanti conventi un po' in tutta Italia, dal mare alle zone di montagna,- sottolinea Davide Venturini, avvocato rotale esperto di tematiche religiose. -All'insegna della parola d'ordine "Lasciate a casa tutto ciò che fa rumore", si accetta di condividere con entusiasmo le stesse regole delle comunità che offrono alloggio: quiete, semplicità, rispetto, una cucina buona e genuina. Al rientro, dopo qualche giorno di stacco, ci si sente meglio e, spesso, si riporta in valigia il liquore d'erbe o la crema antirughe fatti nei laboratori dei frati».
LA PAROLA AL SOCIOLOGO
Com'è nato il turismo religioso? «Il termine turismo religioso è recente, risale agli anni Novanta,- spiega Nicola Costa,docente di Sociologia del turismo all'università TorVergata di Roma.- Non è però nato, come molti pensano oggi, per alludere al volume d'affari di santuari, alberghi e fabbricanti di souvenir, ma come progetto educativo: allude allo sforzo fatto dalia Chiesa cattolica per far capire, sia ai ;credenti sia ai laici, il significato più propriamente religioso dei suoi beni. In sostanza, per la prima volta in quegli anni la Chiesa ha cominciato a darsi da fare per "spiegarsi" a tutti, ai fedeli che venivano a vedere il Vaticano dalla Puglia, così come ai turisti giapponesi scintoisti, in nome di un corretto scambio di valori e della comprensione reciproca. E appunto vent'anni fa nascevano i primi servizi di economia solidale.
A Ravenna, Venezia per le chiese minori.Verona o Lucca, per esempio, sono sorte in via sperimentale le cooperative di ge- stione che offrivano all'interno dei templi cattolici le guide religiose. Mentre si diffondevano i biglietti cosiddetti a scalare, in cui una parte del prezzo pagato per visitare una specifica chiesa veniva destinato alla manutenzione o al ripristino di altri siti sacri. Purtroppo questo interessante modello è stato poi accantonato dalla Chiesa stessa a partire dal Giubileo quando, su indicazione di papaWojtyla, è stato deciso che l'accoglienza nei templi non doveva più essere gestita da cooperative, ma solo su base volontaria.Là dove però i volontari non ci sono, le guide restano a pagamento e tante persone entrano nei luoghi sacri senza sapere né capire quello stanno vedendo. Masse vocianti, straniere ma anche italiane, che spesso non hanno rispetto né curiosità culturali. Chissà perché si paga volentieri per un buon albergo, un ottimo pranzo o costosi souvenir, ma quando c'è da tirare fuori 5 euro a testa per una guida sono pochi quelli che li trovano».Intere famiglie, un mare di giovani, genitori single con figli piccoli o grandi; l'ultimo pezzo l'abbiamo fatto assieme a una signora di 85 anni. Una volta arrivate al santuario, non essendo particolarmente religiosa, pensavo di mantenere un certo distacco, ma non è stato così: perché ti lasci contagiare dall'entusiasmo collettivo, dall'atmosfera magica, dai riti corali, come abbracciare il busto del santo o ricevere la pergamena che attesta la tua partecipazione. Il cammino termina poi a Finisterre ("la fine dellaTerra"), uno dei due luoghi più occidentali della Spagna.
La tradizione una volta voleva che si bruciasse un abito indossato durante 11 pellegrinaggio, oggi vi si lascia un indumento, a testimonianza simbolica del fatto che con questo viaggio ci si spoglia della vecchia vita per diventare persone diverse. Ed è veramente un'esperienza che ti cambia, lo non avevo da chiedere nessuna grazia, ma ne ho avuto in regalo una sensazione di grande libertà, un'emozion incredibile, è un posto che ti resta nel cuore e dove sono certa di tornare».
YVONNE CARLI, AVVOCATO.VERONA
«Nel 1990 per caso mi capitò l'occasione di andare gratuitamente a Lourdes. Ne avevo sentito parlare in modo critico, come di un luogo affollato soprattutto di negozi e souvenir,quindi non ne ero entusiasta. Ricordo di aver pensato:"Ma la Madonna, poi, non è la stessa in tutte le chiese?". Comunque sono partita, con un tour organizzato, scoprendo che la maggior parte delle mie compagne di viaggio erano delle veterane dell'esperienza. Per me, un mistero: cosa ci sarà stato di così eccezionale in quel posto da tornarvi per 5, 9 o 11 volte?
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