Corriere della Sera.it - Egitto e Tunisia, ripartono i charter dopo le rivolte prudente ripresa dei viaggi
DOPO LA RIVOLUZIONE
L'ambasciatore del Cairo alla Bit: «Turisti al sicuro»
I tour operator italiani denunciano perdite per 5 milioni di euro. Turisanda: dal 5 marzo si vola sul Mar Rosso
MILANO – I tour operator italiani corrono ai ripari dopo la crisi dei viaggi in Nord Africa seguita alle rivolte in Tunisia ed Egitto. E alla Borsa internazionale del turismo inaugurata venerdì a Milano annunciano la ripresa dei viaggi verso i due Paesi. Voli charter sulla pista di decollo già da marzo. Nella speranza che gli eventi non fermino di nuovo i flussi del turismo italiano verso città d'arte, oasi del deserto e Mar Rosso.
«GRAZIE ITALIANI» - Ma tra gli stand della Borsa Internazionale del Turismo si avverte un'aria strana. L’eco degli scontri in Libia, ma soprattutto i fatti dell’Egitto e della Tunisia, con derivazioni anche nel «tranquillo» Bahrain, si fa sentire, eccome. Le due rivoluzioni, nell’ultimo mese e mezzo, hanno sconvolto anche il turismo di questi paesi. «Ringraziamo gli italiani, che ci sono stati molto vicini in questi giorni, nessun turista è stato coinvolto negli scontri e la vita sta tranquillamente riprendendo la sua normalità», assicura Ashraf Rashes, ambasciatore egiziano in Italia. Lo circondano i principali operatori turistici. «Persino i danni al Museo Egizio del Cairo, contrariamente a quanto appreso dai telegiornali, sarebbero meno preoccupanti».
GULF AIR E ASTOI - Non accennano agli scontri di queste ore. Anzi, sembra che tutto proceda al meglio in Bahrain. Tanto da annunciare - dal 27 marzo - quattro voli diretti alla settimana da Milano Malpensa al Golfo Persico. Nessun cenno al Gp di Formula Uno, in programma il 13 marzo. E basta. «Non mi fate domande sulla situazione politica del Bahrain», avverte subito, a fine conferenza stampa, Rudiger Konig, direttore commerciale di Gulf Air.
Diversa la situazione tra i rappresentanti dei tour operator. «E’ inutile nascondersi. I danni ci sono stati e ammontano a qualcosa come 5 milioni persi, per i voli partiti vuoti verso l’Egitto e la Tunisia»: non ha dubbi Roberto Corbella, presidente di Astoi, l’associazione a cui fanno capo i tour operator italiani. «Ma la ripartenza, per gradi, c’è già, e non è il caso di perdere tempo, dal momento che almeno un milione di italiani scelgono l’Egitto come meta per le vacanze, e 360 mila i turisti in Tunisia». Corbella chiude con una promessa: «Sarò al Cairo la prossima settimana per incontrare il ministro della Cultura; ecco, come simbolo della ripresa, non mi dispiacerebbe farmi una fotografia insieme a lui davanti alla maschera di Tutankhamon, esposta al Museo egizio».
VISITA A PIAZZA TAHRIR - La annunciata ripresa dei collegamenti ha pure una data: il prossimo 27 febbraio il primo charter per l’Egitto turistico riprenderà a volare da Milano. Ma si sa, l’unico modo per vedere cosa veramente sia accaduto al Cairo, nella piazza principale della città, Tahrir, il simbolo della rivoluzione - dove venerdì 18 si sono riuniti gli abitanti per ricordare il Giorno della vittoria, una settimana dalla caduta del presidente Mubarack – è andarci. Proprio per questo, l’Ente del turismo egiziano invita gli organi di stampa a visitare il simbolo della rinascita egiziana. Dietro l’ambasciatore si fanno comunque un po’ di calcoli su quanto sia costata la «sospensione» della vendita pacchetto Egitto.
VILLAGGI E RESORT VUOTI - «Le prenotazioni su febbraio sono state inesistenti, i villaggi sono ancora vuoti e, in alcuni resort, nella parte intorno a Berenice, per evitare problemi di approvvigionamento, siamo stati costretti a richiamare in anticipo alcuni nostri ospiti», dice Barbara Paginoni, della Turisanda. Che, a due passi dall’ambasciatore, a bassa voce, ammette un danno del 20% sul turismo per il 2011, «ma il 5 marzo noi ripartiamo per Marsa Alam, sul Mar Rosso».
ETICA E STRATEGIE - Dalla fine dello scorso dicembre, comunque, la temperatura della tensione stava già salendo. Questo ha fatto sì che fossero prese delle decisioni di «natura etica»: le chiamano così gli addetti ai lavori, i quali si sono visti costretti a sconsigliare le crociere con tappa al Cairo, località che il sito della Farnesina «Viaggiare sicuri» definisce «da evitare, in quanto interessato da movimenti di protesta non ancora sopiti».
«Anche il classico tragitto della crociera Luxor, da sette giorni, con due nella città del Cairo, si è trasformato in una settimana da Luxor a Luxor, una scelta obbligata: purtroppo sono state diverse le defezioni», ricorda Quirino Falessi, per I Viaggi del Turchese. Si va avanti così fino al 21 marzo, quando anche al Cairo, così come ad Alessandria, le cose dovrebbero migliorare. «E comunque tutti i siti archeologici principali, da Luxor ad Assuan sono stati riaperti e sono visitabili», ricordano dall’ente nazionale del turismo egiziano.
ATTO DI FIDUCIA - Anche Alpitour, il principale operator per l’Egitto, si mostra ottimista: «Dal 4 marzo ripartiamo. L’Egitto? Non è mica un paese che ha bisogno d’essere rilanciato». «Non abbiamo mai smesso di volare perché noi siamo compagnia di bandiera», dice Stephanos Michaelidis, direttore commerciale dell’Egyptair. «Soltanto i voli da Catania, nei giorni più caldi delle tensioni, sono stati annullati». Perdite? «Dal 25 gennaio ad oggi abbiamo registrato un calo del 25%».
Più contenute le perdite per Aviomar, operatore per l’Egitto, esclusivamente per la crociera Nilo più Cairo: «Due giorni prima del terribile venerdì, abbiamo richiamato i nostri operatori, per sicurezza», osserva Luca Adami. Anche Meridiana Fly, il principale operatore nazionale verso il Mar Rosso, fa sapere che, dalla prima settima di marzo, nuovi charter raggiungeranno Sharm El Sheick, Hurgada, Marsa Alam. Più avanti, anche il Cairo.
IL DOPO BEN ALI' - Dall’Egitto alla Tunisia. Qui, le strategie di ripresa non si discostano molto da quelle del vicino Egitto. «Entro la fine di marzo vogliamo far conoscere alla stampa internazionale il nostro Paese, libero, democratico e informatico», ricorda Abdelmalek Behiri, responsabile del turismo tunisino. «La rivoluzione da noi è andata avanti grazie alla forza di internet e alla cultura dei nostri numerosi giovani laureati».
Mustapha Nasri, direttore per l’Italia dell’ente nazionale per il turismo tunisino, fa i conti: «In queste cinque settimane abbiamo perso il 40% dei 450 mila turisti italiani ogni anno nel nostro Paese». Massimo Viglione, della Eden viaggi, tra i maggiori agenti turistici sul territorio - si riparte il 28 febbraio con il volo Milano-Djerba - la butta sul piano della collaborazione fra tunisini e turisti: «Il turismo da queste parti dà lavoro a 350mila famiglie e a circa 850 mila per quanto riguarda l’indotto, in tutto un terzo dell’intera popolazione tunisina. Certo, Sul Mar Rosso contavamo di aprire due villaggi turistici, ma è tutto fermo, i cantieri sono vuoti». Ma si ostenta ottimismo. Conclude Viglione: «Abbiamo chiuso il 2010 con 320 milioni di euro; prevediamo un incremento, a fine ottobre, di almeno 20 milioni». -- Di Peppe Aquaro












































