Repubblica - Turismo: l'Italia perde terreno all'estero e gli operatori sognano il 'loro' Sarkozy
I giornali francesi hanno dato ampio rilievo alla notizia, di un mese fa, che il presidente Sarkozy ha sostenuto una manovra di sostegno per il settore turistico, l' ultima di una serie, portando a un quarto l' Iva sui ristoranti, dal 19,6 % al 5,5%. Non è l' unico. La Spagna, già in aprile, ha avviato un piano di finanziamento a tutto il settore. E, addirittura, ha stanziato 162 milioni di euro solo per le Canarie, meta internazionale che contribuisce da sola a una grossa fetta del business turistico iberico. La Grecia, appena la crisi ha fatto sentire i suoi effetti negativi, ha annunciato rimborsi dell' Iva per le spese sostenute per il miglioramento delle imprese del settore, dalle agenzie di viaggi agli alberghi. Persino la Croazia ha adottato misure antirecessione. Dove il turismo è una voce consistente della ricchezza del paese, i governi si muovono. In Italia? Si parla. «Porteremo la quota del turismo sul pil dal 10 al 20 % entro il prossimo anno», ha annunciato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la scorsa settimana. Ma intanto, la tassazione di settore nel nostro paese resta la più elevata. E l' unica manovra che poteva dare un po' di ossigeno all' economia di fatto esclude proprio il turismo, che pure conta più dell' automobile per la nostra economia: «La manovra Sacconi a tutela dell' occupazione riguarda solo i cassintegrati, uno strumento che non abbiamo. E gli incentivi per chi assume un cig, ora che stentiamo a mantenere il personale, non ci serve proprio», commenta Renzo Iorio, amministratore delegato di Accor Hospitality Italia, nonché consigliere di Aica, associazione catene alberghiere. Gli occupati, infatti, crollano, ovunque: le rilevazioni Str Global sui primi quattro mesi 2009 registrano nel settore alberghiero un calo del 12,4% in Italia; peggio è andata alla Spagna, con 15%, e ai Paesi Bassi, 13,&%; il Belgio ha registrato 10,5%, la Germania 7,4%, la Svezia 6,1%, l' Inghilterra 6,4%. La situazione è drammatica per tutti, ma senza aiuti l' Italia rischia di restare indietro. Schiacciata da un lato dai paesi occidentali che possono contare su misure di sostegno in attesa che passi la tempesta; dall' altra da paesi come la Slovenia e l' Africa e quelli emergenti come la Cina, che possono far leva su prezzi altamente competitivi grazie anche al costo inferiore della manodopera. Ma anche su una maggiore flessibilità normativa. «Ci siamo sempre fatti forza sulle destinazioni forti, con un brand a prova di crisi, come Capri, Portofino, le città d' arte, Firenze, Roma, Venezia, destinazioni uniche, non replicabili. Ma tutto il resto?», commenta Elena David, presidente Aica, che spiega: «Come difendiamo le spiagge pugliesi, difficili da raggiungere, dalla concorrenza spagnola o tunisina? Il nostro settore occupa 2 milioni di persone e rappresenta l' 11% del pil, una ricchezza che si produce e riguarda tutta l' Italia. Siamo ancora la prima destinazione ideale come paese, ma in termini di soggiorni Francia e Spagna ci superano. E' ovvio: la gente va su Internet, confronta il rapporto qualitàprezzo». Nel 1970 l' Italia era la prima destinazione al mondo secondo World Tourism Organization. Oggi siamo quinti, superati da Francia, Spagna, Usa e Cina, e ogni trimestre scivoliamo più giù. Il fascino del lifestyle, insomma, non basta più. Servono infrastrutture, agenzie di marketing, iniziative di marketing territoriale, come Venezia connessa tutta in wifi, cose che città come Amsterdam hanno fatto diversi anni fa. «In Italia manca una politica economica del turismo, una strategia di Brand Italia. L' istituzione del ministero del Turismo è segno di interesse di una maggiore visibilità dell' industria, ma servono interventi mirati, non solo promozionali», incalza Matteo Marzotto, presidente dell' Enit, l' Ente Nazionale Italiano del Turismo. L' abbattimento dell' Iva in Francia, dove negli alberghi è già sotto il 7, è emblematico: «Abbassa i costi per i consumatori e, a fronte dei 2 miliardi di mancati introiti, il settore ha promesso 40.000 nuovi posti di lavoro», spiega Giorgio Palmucci, direttore generale Club Med Italia, vicepresidente Aica e consigliere Astoi. I primi controlli dicono che solo un terzo dei gestori ha abbassato veramente i prezzi, ma nella manovra è prevista appunto la verifica sul campo delle effettive applicazioni. Invece di aiuti, in Italia il settore è oppresso dalla burocrazia. «Dobbiamo richiedere una singola licenza per ogni attività: il bar, il ristorante, ora anche per le Spa, che sono fondamentali per attirare turisti», si lamenta Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Confindustria Alberghi, che raccoglie gli alberghi indipendenti. A giudicare dalle proteste, poco è cambiato dalla crisi seguita agli attentati terroristici del 2001. Eppure, nonostante tutto, la nostra industria del turismo è riuscita a rialzare la testa. Negli ultimi due anni ha fatto registrare un sensibile incremento della competitività, rivelano uno studio della Fondazione EdisonSymbola e "Panorama on tourism" di Eurostat. Una rincorsa che sembrava averla riportata agli anni 60, quando la Dolce Vita e il lifestyle italiano erano una attrazione irresistibile. Un dato per tutti: a luglio 2008 le entrate turistiche hanno toccato la cifra record di 31,6 miliardi di euro a valori correnti, secondo di Banca d' Italia. Tutto è precipitato nel giro di pochi mesi: i pacchetti venduti da agenzie e tour operator nel 2009 sono scesi del 20%, secondo le stime di FederalberghiConfturismo. E tra calo dei turisti italiani e di quelli stranieri segnano 1520% gli alberghi, secondo Aica. La crisi dell' ultimo periodo non sembra aver risparmiato, neanche le località uniche, considerate finora un fortino inespugnabile. Le spese di stranieri a via Borgognona, strada chic del centro di Roma, hanno fatto segnare nei primi cinque mesi del 2009, 27%, secondo il Global Refund, osservatorio privilegiato per monitorare lo shopping internazionale. Meno 25% segna Ponte Vecchio, Firenze; in Calle Larga XXII marzo e Piazza San Marco, a Venezia, il crollo degli acquisti stranieri è stato tra il 22 e il 18%. Solo gli acquisti in aeroporto hanno segno positivo. - PAOLA JADELUCA












































