Giornale del Turismo - Tassa per i 4 e 5 stelle della Capitale, protesta delle associazioni di categoria
Una tassa di soggiorno per i turisti d’élite, ovvero quelli che scelgono gli alberghi di lusso a 4 o 5 stelle. È l’idea ora al vaglio di alcuni uffici del Campidoglio che starebbero studiando la fattibilità del progetto per inserirla, nel caso, nel documento di programmazione finanziaria. Secondo quanto si è appreso, i turisti che visitano la Capitale e che scelgono hotel di lusso potrebbero ritrovarsi a pagare una sorta di “tassa di soggiorno”: non una grande cifra, circa 5 euro. La piccola somma potrebbe essere inserita direttamente sul conto con una voce specifica che la motiva. L’ipotesi servirebbe a rimpinguare, almeno un po’, le casse comunali senza gravare sul turismo più economico ma solo su quello delle classi più abbienti. La notizia ha scatenato le reazioni più disparate, la maggior parte delle quali di segno negativo. Duro Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi: “Una follia – dice – Si tratta di una tassa sul lusso e allora è bene che chi ha avuto questa bella pensata riflettesse sugli esiti che un provvedimento del genere ha prodotto in Sardegna qualche anno fa sotto la gestione di Soru, che fece scappare il turismo ricco. Siamo di fronte a un’ipotesi populista, non dobbiamo scoraggiare il turismo dei ricchi – prosegue Bocca – Tra l’altro, se si vuole raddoppiare il Pil italiano prodotto dal turismo, come vuole il presidente del Consiglio, allora dico che questa è la strada sbagliata. Perché non produrrebbe soldi ed avvierebbe effetti negativi a livello internazionale”. Il ricco, osserva il presidente di Federalberghi, “non è un pollo da spennare e ricordo a chi di dovere che tutto il mondo vuole i turisti ricchi. Finora nel turismo non abbiamo ricevuto nulla e così facendo si dimostra che il nostro Paese non è sensibile alle problematiche del settore. Piuttosto – conclude – si armonizzi l’Iva sugli alberghi, come è già stato fatto in Francia e Spagna”. Critico anche Andrea Giannetti, presidente di Assotravel, l’organizzazione delle agenzie di viaggi di Confindustria. “Nella Capitale – sottolinea – i migliori alberghi riescono a costare anche 160 euro a notte, prezzi più bassi dal 2002 a oggi. Per varare una misura di questo tipo – osserva Giannetti – credo sia necessario prima parlare con le categorie interessate, altrimenti si rischia di aprire un confronto aspro tra imprenditori del turismo e istituzioni”. In ogni caso, aggiunge, “credo che una decisione di questo tipo non possa essere presa da un solo Comune, visto che il problema è nazionale”. Inoltre, ricorda, “il Comune di Roma già incassa circa 8 milioni di euro ogni anno dai ticket sui bus turistici e lo stesso municipio non ha mai speso nulla per migliorare il settore. Noi – conclude – su questo ci siamo arrabbiati, ma credo che i colleghi albergatori potrebbero risentirne in maniera assai peggiore. Alla luce di ciò credo quindi che serva un progetto più intelligente”. Anche Astoi interviene in maniera decisa per bocca del suo presidente Robero Corbella, sulla stessa linea del presidente Federalberghi: “È una follia l’idea di mettere qualsiasi tassa, ora, in un comparto che ha sofferto molto e sta soffrendo ancora, com’è il turismo italiano. Si rischia – spiega – di mandare a fondo il settore; del resto l’idea di una tassa sul lusso è vecchia e vorrei ricordare che già in passato è stata respinta. Invece credo – conclude il presidente dell’Astoi – che i soldi pubblici per il turismo debbano essere spesi meglio, soprattutto dalle Regioni”. Il Codacons, invece, appoggia l’ipotesi di una “tassa sui ricchi”, ma solo se questa non sarà applicata ad un unico settore, come sta pensando di fare il Comune di Roma con il turismo. Lo si legge in una nota dell’associazione. “Una tassa sui ricchi che danneggia solo gli operatori turistici non ha senso – spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi – Chi viene in vacanza in Italia non si limita ad andare in albergo, ma mangia, acquista e spende nel nostro Paese. Se si vuole colpire la ricchezza, quindi, occorre colpirla indistintamente ovunque essa si trovi, e non solo quando si manifesta nella scelta dell’albergo dove alloggiare. Altrimenti – conclude Rienzi – si rischia di danneggiare un unico settore, allontanando i turisti dalla Capitale”.












































