Master Meeting - Il Turismo in Egitto riparte dal Mar Rosso
SCENARI DEL TURISMO
I BIG DEL TURISMO ITALIANO CAPITANATI DA BLUE PANORAMA FANNO SQUADRA PER IL RILANCIO DELLA DESTINAZIONE E ANNUNCIANO LA RIPRESA DEI VOLI. IN UN MESE PERSI 100 MLN MA RIPARTONO I VOLI DALL'ITALIA. IL NEO MINISTRO DEL TURISMO EGIZIANO PROMETTE AIUTI AI TO ITALIANI
a cura di Tiziana Conte
Dopo il blocco dei voli durato quasi un mese e lo sconsiglio lanciato dal ministero degli Esteri e cessato lo scorso 16 febbraio, tornano sul Mar Rosso i primi turisti dal Beipaese. Lo hanno annunciato i più importanti tour operator italiani che programmano la destinazione e che insieme al vettore numero uno sull'area, Blue Panorama, hanno portato una settantina di giornalisti a Sharm El Sheikh per rilanciare il turismo. Ad accoglierci al nostro arrivo, al nuovo Terminal 2, le telecamere della Tv locale e il benvenuto degli addetti ai lavori con tanto di sorriso e una preghiera: «Aiutateci a dire al mondo che abbiamo bisogno dei turisti per far ripartire il motore della nostra economia». La rivoluzione egiziana sembra non essere passata da Sharm el Sheikh. Il contagio rivoluzionario è rimasto lontano da qui. «Non ci sono mai state violenze e non sono mai comparsi i carri armati», ci rassicura la nostra guida Hani Keshik ma il turismo ha subito un duro contraccolpo come si nota dall'elevato numero di alberghi chiusi». Unici segni che ha lasciato la rivolta sono le spiagge deserte, gli alberghi vuoti e la scomparsa del ritratto di Mubarak che campeggiava ovunque. Oggi resta soltanto l'immagine che lo ritrae insieme ai capi di stato di mezzo mondo in una sorta di monumento in memoria della Peace Makers Conference del 13 marzo del 1996, lungo la strada che dall'aeroporto conduce a Naama Bay. Ed è proprio per l'elevato numero di conferenze internazionali di pace che Sharm è anche conosciuta col nome di Città della Pace. La rivoluzione del 25 gennaio con i morti in piazza Tahrir al Cairo, e le immagini dei manifestanti, hanno svuotato questa Ibiza mediorientale e a fare il bilancio delle pesanti ripercussioni della crisi politica sul turismo - che in particolare per le destinazioni del Mar Rosso rappresenta una fetta importante del fatturato dei tour operator e delle compagnie aeree italiani - sono i rappresentanti di Alpitour World, Eden Viaggi, Viloratour, InViaggi, Swantour e Settemari che con Blue Panorama movimentano quasi tutto il traffico dall'Italia: «II 5% del fatturato annuale perduto nel solo mese di febbraio e un danno di 100 milioni di euro per tutto il comparto. E se i flussi non riprendono dall'Italia, potrebbero perdere il posto di lavoro 20mila italiani all'interno della filiera che parte dalle agenzie di viaggio e arriva ai lavoratori che ruotano intorno agli aeroporti», denunciano i tour operator. In quest'area, infatti, l'Italia incide per il 35% su un milione di turisti annuali e rappresenta il secondo mercato preceduto da quello russo. La programmazione Mar Rosso, operativa 12 mesi su 12, frutta un miliardo e trecento milioni di fatturato, una "destinazione insostituibile", la definisce Vincenzo Angelino di Viloratour, per una serie di motivi: «Vicinanza, strutture di alta qualità, mare con barriera corallina, un prezzo molto competitivo». A Sharm, creata una ventina d'anni fa ad uso e consumo dei turisti italiani, tutti capiscono e parlano la nostra lingua, anche le insegne di molti negozi i cui titolari sono egiziani hanno nomi italiani e si vede di frequente sventolare il tricolore. Tutto ruota attorno all'industria turistica che nel Mar Rosso conta 50 mila addetti, molti arrivano da ogni paesino dell'Egitto, ma parecchi anche dall'Italia per lavorare nei villaggi come animatori, istruttori di sub e altro ancora. A Sharm El Sheik gli hotel erano pieni al 75 per cento il 25 gennaio, la percentuale è crollata il giorno della caduta di Mubarak. «Spingere il turismo significa evitare un eventuale esodo di egiziani verso l'Italia alla ricerca di un'alternativa di lavoro», fa sapere Guido Ostana, direttore commerciale di Settemari, che comunque si dice fiducioso nella ripresa delle prenotazioni: «il Mar Rosso non può che ripartire alla grande, e a darcene conferma sono le agenzie di viaggi che stanno ricevendo richieste dai clienti». No alle svendite «Nel 2010 avevamo una media di 1.000 clienti al giorno, ora arriviamo a stento a 1.000 la settimana», sottolinea Giancarlo Macchia, brand and product manager di Alpitour World, «è il momento di fare squadra per rimettere in moto la macchina e Pasqua sarà lo spartiacque ideale tra la crisi e la ripresa».
Ma per chi spera di approfittare della situazione per viaggiare quasi gratis Macchia precisa: «Non dimezzeremo le tariffe, perché crediamo che il rilancio dell'Egitto debba essere duraturo e non solo legato a particolari promozioni». Un'occasione, la crisi egiziana, per riflettere anche sul fondo di garanzia. «Siamo stanchi di essere sempre noi tour operator a pagare ogni volta che si verifica un'emergenza e senza nemmeno ricevere un grazie», denuncia George Adly Zaki, presidente di Swan Tour, «è successo per lo tsunami, per la nube vulcanica e infine per l'Egitto. E ci è toccato pure ascoltare in televisione esponenti del governo che si vantavano di esser stati loro a rimpatriare gli italiani. Bisognerebbe alimentare, in modo congruo e regolare, un fondo di garanzia: quello che esiste adesso è del tutto inefficace». E gli fa eco Massimo Mariani, responsabile commerciale di Eden Viaggi, per il quale «un fondo di garanzia sarebbe assolutamente necessario per far fronte, senza difficoltà, ai rimpatri in caso di imprevisti». A proposito della sicurezza: Adly Zaki ha sottolineato che «tutti si sono impegnati in questo senso e non si registra alcun segnale di tensioni, né la presenza di mezzi militari che, comunque, in base al trattato seguito alla guerra arabo israeliana del 1973 non possono entrare nella penisola del Sinai senza l'autorizzazione di Israele».
Anche i vettori sono stati duramente penalizzati. «Confidiamo in una rapida ripresa», dichiara il presidente di Blue Panorama Franco Pecci, «altrimenti il danno sarà veramente grave: basti pensare che per le compagnie aeree italiane il Mar Rosso, con 480 min di fatturato, rappresenta il 25% di fatturato annuale. E solo Blue Panorama muove 1600 voli operativi tutto l'anno per un totale di 350 mila passeggeri e un fatturato pari a 60 milioni di euro». Già da questo mese si dovrebbe cominciare a parlare di ripresa ma gli operatori riferiscono di cifre, per il terzo mese dell'anno, inferiori del 50% rispetto a quanto pianificato prima della rivolta popolare. E ci sarebbero anche le ripercussioni dei tragici incidenti causati dagli squali nei mesi scorsi e per i quali «saranno poste delle reti di protezione», annuncia il governatore della regione del sud del Sinai, Mohammed Abdel Fadil Shosha. Pecci, comunque, rassicura: «Prevediamo di tornare al 50% dei collegamenti nel mese di marzo in attesa di conquistare gradualmente la piena operatività per le vacanze di Pasqua». Aria di festa e di ripresa Passeggiando per le vie del vecchio villaggio di Sharm, incontriamo una famiglia di italiani. La donna più giovane, con due bambini, vive qui perché ha sposato un egiziano. «Sharm senza italiani mette tristezza non solo a noi ma anche ai locali che ci definiscono simpatici e spendaccioni», ci dice il padre arrivato con la moglie per trascorrere una vacanza con i nipotini proprio il giorno che precede la Grande festa voluta dall'Associazione commercianti per promuovere il turismo. «È un evento che con lo slogan I love Egypt è stato organizzato a nostre spese», ci confida Sherief Mahmoud, presidente dell'Associazione composta da una cinquantina di commercianti locali e proprietario di Ciro&Felice Jewellery. «E a nostre spese abbiamo invitato personaggi del mondo dello spettacolo e artisti come Abulif e Ehab Tawfik che si esibiranno nel centro della movida di Sharm, a Naama Bay e stampato e distribuito T-shirt con il logo We Love Egypt», ci informa, facendocene omaggio mentre un gruppo di ragazzi, incuriosito dalle nostre telecamere si avvicina e ci mostra i cartelloni con scritte che invitano a vistare Sharm e slogan come "Benvenuti nel nostro paese", "Sei egiziano, alza la testa". Una grande festa con un unico scopo: Dimostrare che a Sharm c'è solo pace e fratellanza e che si spera nel ritorno del turismo. La sfida del neo Ministro Affronta una sfida difficile Mounir Fakhry Abdel Nour (foto), il nuovo ministro del Turismo egiziano, segretario del partito liberale Wafd e primo rappresentante dell'opposizione nel governo del dopo Mubarak. Abdel Nour, classe 1945, è laureato in Economia all'Università del Cairo con specializzazione alla locale American University; è esperto di finanza e agroalimentare e fa parte di un'antica famiglia cristiano copta. Subentrato nell'incarico a Zuhair Garana, uno dei quattro ministri arrestati per malversazione e corruzione è a lui che ora spetta l'arduo compito di risollevare un comparto messo in ginocchio dalla rivoluzione. E si stimano perdite giornaliere comprese tra i 25 e i 27 milioni di dollari, più di 18 milioni di euro. Gli alberghi sono occupati al 5 per cento. Un settore, il turismo, da sempre vera e propria manna per l'Egitto: crea un posto di lavoro ogni dieci, rappresenta l'il per cento del pii ed è la prima fonte di valuta del Paese. Due milioni di egiziani vivono grazie ai turisti. Secondo i dati forniti dal segretario generale dell'Organizzazione mondiale del Turismo (Omt), Taleb Rifai, nel 2010 gli arrivi internazionali nel Paese dei Faraoni sono stati 14 milioni per entrate pari a 12.5 miliardi di dollari. La sicurezza è l'aspetto che, al momento, tiene ancora lontani molti turisti stranieri. E mentre dal Mar Rosso parte l'invito a tornare sulle spiagge, da II Cairo, il Ministero del Turismo dichiara che la capitale è sicura e chiede l'annullamento del warning, mentre la Farnesina fa sapere «che in ragione di un contesto generale di sicurezza non ancora ristabilito si raccomanda particolare cautela nelle principali città interessate da movimenti di protesta non ancora sopiti (tra le altre: II Cairo, Suez, Alessandria, Ismailia), anche se si registra una progressiva ripresa delle attività ed una tendenziale normalizzazione». A piazza Tahrir, cuore della protesta che ha spazzato via il governo di Hosni Mubarak, l'atmosfera è abbastanza rilassata e la riapertura dei musei lascia presagire un ritorno repentino alla normalità. «Abbiamo recuperato 25 opere tra cui la statua di Akhenaton, padre di Tutankhamen», spiega Tarek el Awady, direttore del museo egizio. Il neo ministro Mounir Fakhry Abdel Nour nel sottolineare l'importanza del turismo per far ripartire l'economia, fa sapere che «l'Italia è il quarto mercato di riferimento con un milione 200 mila i turisti nel 2010» ed esorta a superare questa cifra nel 2011 pur dichiarando che «i costi dei pacchetti turistici aumenteranno per sostenere il reddito degli addetti al settore». E se il turismo riprenderà dal Mar Rosso, il Ministero sta comunque lavorando ad un piano di marketing che intende incrementare i flussi anche verso altre zone.
Anche il presidente di Astoi, Roberto Corbella, ha avuto rassicurazioni dal Ministro sulla completa operatività di tutti i luoghi turistici e sulla volontà del ministero di sostenere i tour operator italiani che programmano l'Egitto. «Sono stato diretto testimone del profondo desiderio di accogliere nuovamente i turisti con quella cultura unica dell'ospitalità che contraddistingue il popolo egiziano», ha fatto sapere Corbella, «in ogni contesto ho avuto modo di rilevare un graduale ma costante progresso verso il ritorno alla normalità del Paese e di respirare l'aria di una generale volontà della popolazione di vivere questo nuovo corso con entusiasmo e condivisione».












































