Nello zaino ticket low cost e tecnologia così cambia il mito del primo viaggio
ROMA - È il primo "strappo", quello vero. Diciassette anni, poco più, poco meno, la grande voglia vederetutto, subito,e di essere altrove. "Ciao, noi partiamo", all'aeroporto l'emozione è tanta, le facce sono allegre, la confusione è alta, i genitori cercano senza successo di nascondere la propria ansia. Loro, i viaggiatori ragazzini, hanno l'aria esperta e lo zaino sulle spalle, simbolo sempreverde del viaggio numero uno, dellaprima fuga da soli, antico e nuovo rito di passaggio. Oggi però gli zaini sono tecnologici, ergonomici,ultraleggeri, accessoriati, proprio come questi turisti quasi adolescenti, che con il loro biglietto low cost intasca, quattro amici fidati e un cellulare a ricarica piena, provano a volare vero il mondo adulto. Parliamo dei più giovani, di quella generazione "backpackers" che rappresenta il 20% del turismo di tutto il globo, e inqueste settimane, chiuse le scuole e finiti gli esami si mette in cammino per andare ovunque, 168 milioni dipasseggeri che si muovono tra stazioni, aeroporti, incroci di pullman e trasferte a piedi. Con il desideriocollettivo di vivere nuovi luoghi, nuove avventure, nuovi amori.
Crisi o non crisi i giovanissimi partono, dagli anni Sessanta ad oggi il rito del "primo viaggio" non conosceflessioni, si va a Praga per salire al Castello, a Barcellona per i colori di Gaudìe le Ramblas, in Grecia per leisole, ma anche a Berlino per immaginare, con gli amici tedeschi conosciuti su Facebook, cosa c'era lì, oltre il muro appena caduto, quando nessuno di loro erano ancora nato. Non importa, perché il video di quei giorniinvece l'anno visto e rivisto su YouTube, ammirando i loro coetanei di allora prendere a picconate il simbolodella dittatura... Vicini o lontani il 49% per cento dei giovani fa un viaggio ogni anno, oltre il 60% in Europa,ma anche in Africa e in India.
Radiografia di un mito, fenomenologia di un'esperienza collettiva,i cui ricordi poi restano nitidi dentro la scatola della memoria. «Il desiderio del primo viaggio resiste, anzi si estende, ma i viaggiatori cambiano», spiega Andrea Gorini del Cts, il Centro Turistico Studentesco, organizzazione nata in Italia a metà degli anni Settanta, e "passaporto" verso l'estero per migliaia di giovanissimi alla scoperta degli interrail e delle tariffe aeree scontate, ben prima della valanga low-cost. «Oggi i ragazzi si muovono presto, per poter vivere l'esperienza della totale libertà non devono aspettare la maggiore età, e rispetto allegenerazioni precedenti sono assai più esperti e cosmopoliti. La grande differenza - dice Gorini - è che parlano meglio l'inglese, hanno già viaggiato con i genitori, con i soggiorni di studio. Sono insomma più esperti, ma non per questo meno emozionati. Partono con un bagaglio di informazioni raccolte su Internet e sui social network, impensabili fino a qualche anno fa, e riescono così a crearsi percorsi di visita ma anche reti di ospitalità spesso gratuite, e del tutto alternative ai circuiti tradizionali». Infatti in un recente studio del Cts sull'identikit del giovane viaggiatore (2008) uno dei dati più chiari è"l'allergia" di questi inediti globetrotter verso strutture alberghiere e simili (troppo care), a favore di ostelli, bed and breakfast, appartamenti in affitto, e sempre di più scambio di ospitalità con amici conosciuti via web.
Sì, ma se questo è il ritratto dei viaggiatori-ragazzini cosa c'è dietro il fascino intramontabile del primo viaggio da soli? La possibilità di trasgredire, il sesso, l'amore, o semplicemente il poter vivere in modo autonomo, almeno per un po'? La pura e semplice voglia di esagerare sembra entrarci ben poco, visto che si tratta di ragazzi con le chiavi di casa, dotati di una buona dose di libertà, e in viaggio con il permesso (e i soldi) di mamma e papà.Per Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all'università "La Sapienza" di Roma, «lagrande spinta è quella di sentirsi adulti, è quasi un bisogno fisiologico di staccarsi dalla famiglia, un rito dipassaggio molto simile a quello vissuto dalle generazioni precedenti». È vero, oggi lo "strappo" avvienepresto, già a 17 anni si carica lo zaino e via, ma perché tutto ciò avvenga in sicurezza, è necessario che iragazzi «siano preparati».«È fondamentale- dice Oliverio Ferraris - aver fatto già delle esperienze lontani dai genitori, campi scuola,campeggi, viaggi di studio, altrimenti una volta soli la voglia di trasgredire, di rompere le regole diventa forte e pericolosa. In condizioni di sicurezza però queste prime vacanze senza adulti sono positive, portano i giovani a sapersi gestire...Oggi come ieri la vera spinta è quella di sentire adulti, provare a farcela da soli. È vero, adesso è possibileessere in contatto costante con i propri figli adeguatamente muniti di cellulare: ma qui devono fare un sforzo i genitori, e non chiamarli 10 volte al giorno. Altrimenti - conclude Oliverio Ferraris - è come se non fossero mai usciti di casa... «. Di Maria Novella De Luca -- Fonte: La Repubblica Ed. nazionale -












































