Nube, l'Europa conta i danni
Il commissario Kallas: crisi senza precedenti, può giustificare aiuti di stato INDUSTRIA DELLE VACANZE Il vicepresidente Ue Tajani guiderà oggi una teleconferenza con i colleghi degli stati membri per varare un piano d'azione comune.
BRUXELLES. Dal nostro inviato L'Europa comincia a fare i conti e scopre che, stando a calcoli ancora molto preliminari, il blocco per una settimana del traffico, complice l'inquinamento dei cieli seguito all'eruzione del vulcano islandese, è costato alle compagnie aeree, industrie e servizi direttamente collegati una cifra compresa tra 1,5 e 2,5 miliardi di euro.
«Una crisi senza precedenti in Europa, peggiore di quella seguita agli attentati dell'11 settempre 2001» ha dichiarato ieri Siim Kallas, il commissario Ue ai Trasporti, annunciando una serie di misure a sostegno del settore aereo, compresa l'erogazione di aiuti di stato. Il tutto da discutere con i competenti ministri europei nella riunione straordinaria in calendario il 4 maggio.
Per avere un'idea concreta del disastro in una settimana, ha ricordato Kallas, più di 100.000 voli sono stati cancellati, più di 10 milioni di passeggeri costretti a terra sul continente europeo. Nella sola Unione 67.000 i voli e 5,5 milioni i cittadini paralizzati, 313 gli aeroporti chiusi, cioè il 75% del totale.
Ma non ci sono solo le compagnie aeree, già colpite dalla recessione economica, a leccarsi le ferite. Anche l'industria turistica è stata inevitabilmente e duramente colpita dall'emergenza islandese, anche se fortunatamente non nel pieno della stagione. Per questo si è rivolta al commissario Ue all'Industria, Antonio Tajani, che ha convocato per oggi in teleconferenza una riunione dei 27 ministri competenti dell'Unione nel tentativo di trovare risposte concrete ai problemi del comparto.
Anche in questo caso sono i numeri che dicono più di tante parole. L'Europa accoglie in media 240 milioni di turisti all'anno incassando qualcosa come 150 miliardi di euro. La brusca interruzione del traffico aereo ne ha impedito l'arrivo di circa 2 milioni, pari allo 0,4% del volume totale di arrivi in tempi normali. Un calo che vviamente ha avuto un impatto diverso nei 27 paesi dell'Unione. Non solo. Secondo l'Ectaa (European travel agents and tour operators), dal 15 aprile oltre 1,6 milioni di tour operators sono rimasti bloccati all'estero per l'impossibilità di rimpatriare. Con costi straordinari per oltre 388 milioni di euro spesi per garantire cure e assistenza ai loro clienti.
Tajani discuterà oggi con i ministri europei sul modo migliore per alleviare i contraccolpi sul settore, in linea con il regime europeo della concorrenza. Lo stesso farà Kallas il 4 maggio mettendo sul tavolo il suo carnet di proposte specifiche per le compagnie aeree, mirate ad affrontare tanto i problemi più immediati quanti quelli strutturali.
Nella prima catgoria rientrano le misure temporanee: prevedono una gestione più flessibile degli slot, deroghe alle restrizioni vigenti sui voli notturni per accelerare il rimpatrio di passeggeri ancora non rientrati a casa, la dilazione dei pagamenti delle "tariffe di rotta" per l'utilizzo dello spazio aereo per dare un po'di respiro alle compagnie con problemi di liquidità.
Non basta. Kallas prevede l'erogazione di aiuti di stato alle compagnie provate dalle perdite subite, a patto che sia rispettata la normativa europea, che le sovvenzoni siano distribuite secondo criteri uniformi a livello comunitario per impedire distorsioni della concorrenza sul mercato unico. Bruxelles presenterà al più presto le linee-guida da seguire per evitare il versamento di aiuti non dovuti.
Rafforzamento dei diritti dei passeggeri. Pianificazione della gestione paneuropea dei rischi per non ritrovarsi impreparati di fronte a nuove emergenze: Kallas presenterà una proposte in settempre, in tempo per la riunione dell'Icao (International civil aviation organisation).
Nel medio termine, poi, per risolvere le strozzature strutturali è essenziale accelerare la creazione del cielo unico europeo, istituendo al più presto la figura del coordinatore unico dei voli, possibilmente entro fine anno. E mettere in cantiere un piano di "co-modalità" dei trasporti che consenta, in caso di nuove crisi, di passare da un mezzo di trasporto all'altro, dall'areo al treno, alla gomma e viceversa per intendersi, in modo da rispondere in modo più efficace alla paralisi di un segmento o l'altro. - Fonte: Il Sole 24 Ore
di Adriana Cerretelli












































