Una nicchia da 1,5 miliardi
L'Isnart ha analizzato in profondità il mercato del turismo sociale e associato. Sorprendente la quota di 4 e 5 stelle coinvolta
Un vero e proprio sistema parallelo, distinto dagli altri canali di intermediazione e di organizzazione turistica. È il cosiddetto turismo sociale e associato, ossia quella particolare categoria di viaggi facente capo alle associazioni culturali e sportive, ai Crai aziendali, alle scuole e alle organizzazioni religiose. Un mercato relativamente poco conosciuto, che tuttavia costituisce un preciso punto di riferimento, seppur di nicchia, per alcun* imprese dell'industria dell'ospitalità e per quei vacanzieri che lo utilizzano per raggiungere varie destinazioni di vacanza in Italia e all'estero. E che può riservare anche qualche sorpresa, quando se ne analizzino in profondità le componenti.
E ciò che peraltro ha recentemente fatto l'Istituto nazionale ricerche turistiche (Isnart), che ha pubblicato un rapporto sull'andamento del turismo sociale nel corso del 2009. Il settore, in particolare, avrebbe coinvolto 804 mila vacanzieri (pari al 2,6% del totale dei turisti italiani) che, tramite le varie reti associative, avrebbero prenotato 1,126 milioni di vacanze principali, intendendo con ciò i soggiorni lunghi acquistati nei due semestri in cui la ricerca ha diviso il 2009. Il giro d'affari complessivo attivato da tale domanda sarebbe stato così di 727,3 milioni di euro, pari al 2,1% della spesa complessiva dei turisti italiani.
Tenuto però conto che i viaggiatori di questa particolare nicchia di mercato effettuerebbero, in media, più di due soggiorni all'anno, una stima plausibile del volume di mercato complessivo generato dalla domanda afferente al turismo sociale si fermerebbe, in realtà, poco sotto 1,5 miliardi di euro. Numeri importanti, quindi, anche se in calo rispetto al 2008, quando il giro d'affari complessivo generato dalle sole vacanze principali aveva superato il milione di euro. Capaci però, pur sempre, di coinvolgere nel 2009 quasi 6.400 strutture ricettive, ossia il 9,3% dell'offerta nazionale di ospitalità.
A essere interessate dal fenomeno del turismo sociale sono state, così, soprattutto le imprese del Centro e del Sud, zone nelle quali la percentuale di imprese ricettive coinvolte è arrivata rispettivamente al 12,3% e al 14,9%. E se le case per ferie e gli ostelli per la gioventù sono sicuramente le strutture più interessate a questo settore, che nel 2009 ha coinvolto rispettivamente il 28,6% e il 22,4% della loro offerta, i villaggi turistici (15%) e gli alberghi (11,5%) non ne sottovalutano certo l'importanza. Meno diffuso, invece, il turismo sociale tra i campeggi (solo il 4,4% se ne è avvalso l'anno scorso), i bed & breakfast (5,3%), gli agriturismo (7%) e i rifugi (6,5%). Ma la sorpresa maggiore, forse, riguarda la tipologia di hotel interessata al fenomeno.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, non sono tanto gli alberghi economici a beneficiare del flusso di tale tipologia di turisti, quanto gli hotel a 4 e 5 stelle: nel corso del 2009, in particolare, sono state coinvolte rispettivamente il 20,4% e il 17,3% delle strutture nazionali upscale, contro il 13,3% dei 3 stelle e l'8% dei 2 stelle. Appare, infine, assai interessante il nesso diretto, evidenziato nella ricerca, tra le varie tipologie di strutture ricettive e alcuni soggetti intermediari specifici. In particolare, gli hotel e i villaggi turistici troverebbero il proprio riferimento principale nelle associazioni culturali e sportive, nonché nei Crai aziendali,
che peraltro rappresentano i soggetti più importanti di questo settore. Interlocutori prioritari delle case per ferie e degli ostelli della gioventù sarebbero, invece, i circuiti legati alla chiesa (parrocchie e organizzazioni religiose) e alle scuole. di Di Marco Bosco -- Fonte: Job in Turism












































