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Il turismo religioso non conosce crisi: ben 300 milioni all'anno i turisti della fede
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Un mercato che muove oltre 300 milioni di persone l'anno, con un giro di affari che vanta cifre da capogiro. Si tratta del turismo religioso, settore in espansione e che, negli ultimi due anni, ha fatto 

registrare nel nostro Paese un vero e proprio record superando l'annata del Giubileo nel 2000 con più di 40 milioni di pellegrini in movimento per oltre venti milioni di pernottamenti e una crescita totale del 20%. Una tradizione antica nata con il Cammino di Santiago de Compostela in Galizia, il lungo percorso che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendevano attraverso la Francia e la Spagna per giungere al santuario di Santiago de Compostela presso cui si trova la tomba di San Giacomo.

Va detto che storicamente i pellegrinaggi rappresentano uno degli esempi più semplici e antichi di turismo: con il Cristianesimo (ma anche nelle culture precristiane, come testimoniano i fedeli delle confessioni diverse da quelle cristiane con il viaggio, almeno una volta nella vita, verso ben specifici luoghi di spiritualità), questa consuetudine si diffuse acquistando un più alto significato spirituale connaturato a valenza storico artistiche di assoluto rilievo. Talvolta è il solo fattore spirituale a muovere i pellegrini verso mete divenute sacre come Lourdes, Fatima, Lisieux, Loreto, Montserrat e Madjugorje. A sottolineare l'importanza del fenomeno, basta pensare che nell'edizione 2010 del Bit milanese era presente anche un padiglione interamente dedicato al settore. Al workshop sono stati presentati parallelamente i tradizionali percorsi di pellegrinaggio cristiani e selezionati itinerari ebraici e islamici.

Il profilo dell'attuale viaggiatore per fede è un turista di livello elevato che, mediamente, vive il viaggio orientato da motivazioni spirituale con consapevolezza e rispetto, con preparazione culturale e informazione sui territori che visita. Nel viaggio, le attività religiose rimangono prevalenti, considerato che il 53,68% dei viaggiatori partecipa a riti e circa altrettanti si dedicano alle offerte, ma è significativo il dato che il 35,10% del totale approfondisce la conoscenza del territorio, dei suoi paesaggi e delle risorse. Attraverso questo tipo di approccio del turista religioso le destinazioni possono ritrovare opportunità di sviluppo e un adeguamento e maturazione dell'offerta.  -  Fonte: Il Sole 24 Ore - NordOvest