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In Italia sono troppi i microaeroporti è arrivata l'ora della razionalizzazione
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Sono le conclusioni alle quali è arrivata una Commissione della Camera. Gli scali sono cento ma solo settehanno un traffico superiore ai 5 milioni di passeggeri / anno. Le carte da giocare per una crescita ulteriore.

Più che realizzare nuovi aeroporti, occorre potenziare le strutture esistenti, investire sull'intermodalità peraccrescere l' appeal verso i clienti stranieri e favorire la specializzazione per gli scali medi e piccoli. Sono leconclusioni alle quali è giunta la IX Commissione (Trasporti, Poste e Tlc) della Camera, che ha realizzatoun'indagine conoscitiva sul sistema aeroportuale italiano. Uno studio che ha messo in luce i rischi dell'eccessiva parcellizzazione presente nel settore, in parte frutto delle sovrapposizioni di competenze traStato ed enti territoriali e per il resto dovuta alla mancanza di una politica nazionale di lungo respiro sul temadei trasporti, che tenga conto degli sviluppi futuri del settore. In Italia ci sono circa 100 aeroporti, 47 dei quali registrano traffico commerciale con voli di linea: tuttavia solo sette di essi hanno un volume di trafficosuperiore ai cinque milioni di passeggeri ogni anno. Nonostante questa concentrazione, nel nostro paese nonci sono aeroporti di dimensioni analoghe ai grandi scali europei come Londra-Heathrow, Parigi-Charles deGaulle o Francoforte-Meno, ma neppure come Madrid-Barajas o AmsterdamSchiphol.

Secondo Eurostat, ilprimo aeroporto italiano, Fiumicino, nel 2008 si è fermato al sesto posto nella graduatoria del traffico con34,81 milioni di passeggeri, mentre Malpensa non è andata al di là del 17esimo posto con 19milioni dipersone. Non si tratta, comunque, solo di un problema di singoli aeroporti: il traffico aereo italiano è la metà di quello britannico ed è inferiore a quelli tedesco, francese e spagnolo e il gap non potrà essere colmato senza misure drastiche. «La liberalizzazione del traffico aereo decisa su scala europea ha fatto emergere spinte autonome nel nostro paese, che hanno provocato una proliferazione del numero degli scali, senza uncoordinamento nazionale a monte - spiega il presidente della Commissione Mario Valducci - In sostanza,ciascuna realtà locale si è mossa in proprio per avere uno scalo, ma senza preoccuparsi se fosse sostenibiledal punto di vista economico e integrato con le realtà vicine». Complice anche la formulazione dell'articolo117 della Costituzione, che indica negli aeroporti civili una delle materie di legislazione concorrente tra Statoe regioni. «Questo - aggiunge Valducci - ha portato per un verso all'utilizzo di ingenti risorse pubbliche per la realizzazione e la gestione di aeroporti con volumi di traffico ridotti e, per un altro alla difficoltà di sviluppare aeroporti su cui concentrare i voli a medio e lungo raggio». In queste condizioni, l'Italia rischia di perdere il treno della ripresa, che dovrebbe portare a raddoppiare da qui al 2020 il numero di viaggiatori aerei.

«Ci troviamo a fare i conti - aggiunge Valducci - con una dispersione di risorse tra numerose strutture, che se continua porterà a un risultato complessivo del tutto insoddisfacente per il paese, con tutte le conseguenze in termini di sviluppo economico e competitività che si possono immaginare. Il sistema aeroportuale è un ingente patrimonio infrastrutturale che deve essere potenziato e valorizzato per la modernizzazione del paese. E' il momento delle scelte, che troveranno forma nel Piano Aeroportuale Nazionale». Da qui la proposta di investire soprattutto sugli scali con traffico oltre i cinque milioni di passeggeri ogni anno, dotandoli di sistemi adeguati di intermodalità. «Qualcosa fin qui è stato fatto a Venezia e Roma, collegando l'aeroporto all'alta velocità ferroviaria, ma non basta - precisa Valducci - Dobbiamo rendere gli aeroporti punti di snodo efficienti per chi vuole muoversi nel nostro paese tra i vari mezzi di trasporto pubblico esistenti».Mentre inItalia cominciano a vedersi i primi effetti della competizione tra treni veloci e aereo sulle principali tratte nazionali, in diverse realtà europee si sperimentano soluzioni per integrare i due sistemi di trasporto secondo un modello che guarda in primo luogo ai viaggi internazionali per lavoro. Uno degli esempi più interessantiriguarda l'Olanda: l'aeroporto di Amsterdam, scalo leader per le connessioni a lungo raggio da e per l'Europa,ha messo a punto un sistema di scambio multimodale aereo-treno che abbatte notevolmente i tempi morti esta facendo della capitale olandese un punto di riferimento per meeting e congressi con partecipanti da tutti icontinenti.

Tornando all'indagine della Commissione, per gli scali di media taglia (da uno a cinque milioni di passeggeri) viene auspicata una regolamentazione semplificata e una liberalizzazione delle tariffe capace di effetti competitivi, mentre i più piccoli potrebbero valutare la possibilità di specializzarsi nel traffico merci o nell'aviazione d'affari, in modo da fornire servizi complementari rispetto agli scali più grandi.  -  Fonte: Affari Finanza