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La promozione dell'era Obama
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Con l'approvazione del Travel Promotion Act gli States si presentano uniti nel marketing
La corazzata del turismo americano si è mossa. Con la firma del presidente Barack Obama, negli scorsi giorni,del Travel Promotion Act,l'America è pronta a scatenare sul mondo una aggressiva

politica promozionale, mettendo in campo tutta la potenza di fuoco che il lavoro congiunto di 50 Stati può assicurare. La nuova legge, infatti, per la prima volta decreta la nascita di un organismo pubblico-privato che si occupi della promozione di tutti gli Stati Uniti. Un passo che l'industria del turismo a stelle e strisce chiede a gran voce da molti anni, nella speranza di recuperare l'emorragia di arrivi registrata dal 2000 ad oggi, nove anni in cui si sono persi 2,4 milioni di turisti. Il primo a festeggiare l'approvazione del Tpa Act è Roger Dow, presidente e ceo della Us Travel Association, il più forte sostenitore della necessità del provvedimento:"Firmando il Travel Promotion Act - dice -, il presidente Obama ha agito in favore dell'industria del turismo che rappresenta uno stimolo all'economia e all'occupazione ed è uno strumento diplomatico utile al Paese".

Secondo i forecast tracciati dall'Oxford Economics, il nuovo programma di sviluppo potrebbe generare flussi di cassa per 4 miliardi di dollari e 40mila nuovi posti di lavoro, riducendo il deficit federale di 425 milioni di dollari nei prossimi 10 anni."I benefici della collaborazione pubblico-privato sono già evidenti in alcuni stati come la California e la Florida" sottolinea Caroline Beteta, presidente e ceo del California Travel and Tourism Commission e vicepresidente della stessa Us Travel Association, per valorizzare l'atto appena approvato dal presidente. In questo quadro a tinte rosee, emerge però un dato decisamente controverso. Se infatti l'America può accettare un piano che preveda il supporto pubblico all'industria turistica, certo non può digerire che il sostegno politico si trasformi anche in un appoggio economico.

Il progetto, quindi, sarà finanziato con un fondo che vedrà il contributo dell'industria privata fino a 100 milioni di dollari ma che sarà anche sostenuto dal prelievo di 10 dollari che verrà imposto ai viaggiatori internazionali che utilizzano il programma Visa Waiver Program. Una forma di finanziamento che fa storcere il naso a più di un operatore, sia all'estero che negli Usa, preoccupato che la nuova tassa si trasformi in un vero boomerang per gli arrivi.  Fonte: TTG Italia.it